Due poesie di Kavafis: Termopili e Itaca

Termopili

Onore a quanti nella propria vita
si proposero la difesa di Termopili.
Mai allontanandosi dal dovere;
giusti e retti in tutte le azioni,
con dolore perfino e compassione;
generosi se ricchi e, se poveri,
anche nel poco generosi,
pronti all’aiuto per quanto possono;
sempre con parole di verità
ma senza odio per chi mente.

E ancora maggiore onore è loro dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che alla fine apparirà un Efialte
e i Medi infine passeranno.

Itaca

Quando ti metti in viaggio per Itaca,
devi augurarti che sia lunga la strada,
ricca di avventure e conoscenze.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ira di Poseidone non temere,
mai li incontrerai sul tuo cammino
se il pensiero è alto, se nobile
il sentimento che ispira il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
il feroce Poseidone non li incontrerai,
se non li porti dentro l’anima,
se l’anima non te li alza contro.

Devi augurarti che sia lunga la strada
e molti i mattini d’estate
quando – con gioia e piacere -
approderai in porti mai visti
e ti fermerai negli empori fenici
a comprare fine mercanzia:
madreperle e coralli, ambra e ebano,
ogni genere di profumi sensuali,
quanti più puoi, profumi sensuali.
Va’ in molte città dell’Egitto
a imparare e imparare dai sapienti.

Non dimenticarti mai di Itaca.
Raggiungerla è la tua meta.
Ma non affrettare il viaggio.
Meglio che duri molti anni
e, vecchio ormai, tu approdi nell’isola,
ricco di quanto ti ha dato il viaggio,
senza pensare che Itaca ti dia ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non ti avventuravi.
Non ha altro da darti.

E se la trovi povera, Itaca non ti ha ingannato.
Ormai saggio, ricco di esperienze,
avrai capito quel che significa un’Itaca.

References:

traduzioni tratte dal libro “Poesie d’amore e della memoria” di Kostandinos Kavafis, a cura di Paola Maria Minucci, Newton Compton Editori 2006

Pubblicato in: on Novembre 8, 2009 at 5:57 pm Lascia un Commento
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Riflessioni sull’amore

Queste brevi note sull’amore (per un partner) non pretendono di essere una riflessione razionale né tantomeno di arrivare a un qualche tipo di conclusione definitiva, forse perché la natura stessa dell’amore è irrazionale e sfuggente e perché ciò che intendiamo per amore cambia con il passare degli anni. Le frasi riportate tra virgolette sono tratte dal libro – Amore perfetto, relazioni imperfette, di John Welwood (in fondo trovate i dettagli sull’edizione) – un libro interessante. Il motivo per cui ho tratto questi passi non è perché ho intenzione di ricalcare le tesi dell’autore, quanto perché esprimono dei concetti che penso e che non ho ritenuto necessario riscrivere (per pigrizia?!!).

La vita di tutte le persone è imperniata sull’amore, per un partner, un amico, i genitori, un parente. La parola “amore” può significare tutto e niente, e cominciare dal suo significato letterale non porta a nulla. Allora cominciamo da ciò che ci porta a riflettere sullo stesso, cioè i momenti che ci fanno soffrire. Chi non è mai stato in situazioni in cui “un momento siamo in sintonia con l’amore nel nostro cuore. Ci sentiamo aperti, affettuosi e vicini. Un minuto dopo, senza che neppure ce ne accorgiamo, ci troviamo avviluppati insieme alla persona amata in un conflitto o in un fraintendimento che porta a chiudersi o a comportarsi crudelmente.” Oppure chi non si è mai trovato coinvolto in “improvvisi scoppi emozionali in risposta alla minima impressione di essere stati offesi o maltrattati”. Queste situazioni ci turbano e viene spontaneo domandarsi: “Com’è possibile che due persone che sostengono di amarsi più di chiunque altro al mondo si volgano repentinamente una contro l’altra, reagendo con un’aggressione violenta o con paura quasi fossero i peggiori nemici?”. “La cosa ancor più disorientante è che queste fiammate sono spesso provocate da incidenti banalissimi, come un ritardo di dieci minuti”! Da dove cominciare per capire cosa stiamo vivendo e perché? Vorrei fare prima una premessa, e cioè che ci sia del vero amore tra i due partner. Altrimenti simili reazioni potrebbero trovare giustificazione in un rapporto che non avrebbe mai dovuto instaurarsi.

Bisogna cominciare a ragionare sul singolo e non sulla coppia per capire queste reazioni. Ciascuno di noi si porta dentro dei timori e delle paure riguardo all’amare e all’essere amati. Queste paure possono esser nate in ambito familiare o in esperienze negative. Le nostre prime delusioni hanno creato in noi dei meccanismi di difesa per cui da quel momento in poi le future esperienze saranno tutte filtrate da queste “maschere” e sempre meno naturali, o in linea con il nostro più profondo sentire. A quel punto “non importa quanto profondamente ci possiamo innamorare di qualcuno, di rado superiamo il nostro timore e la nostra diffidenza molto a lungo.” Infatti quanto più una persona ci illumina, ci fa sentire speciali e bene, più le nostre paure si fanno grandi e intense. Con queste problematiche irrisolte non saremo mai in grado di godere appieno dell’amore di una persona e di conseguenza non potremo amare come vorremmo e potremmo. Come procedere?

Innanzitutto due parole su cosa aspettarci dall’amore. Due persone che si amano hanno ciascuno i propri bisogni, i propri sogni e le proprie aspettative. Quindi i momenti gioiosi di pura sintonia non ci potranno essere costantemente, perché ognuno segue inevitabilmente le proprie leggi interiori e non possiamo aspettarci che l’altro sia costantemente in sintonia con noi. “E’ inevitabile perdere sincronia con la persona amata poiché entrambi, in momenti diversi, vogliamo invariabilmente cose diverse – dal partner e dalla vita.” Richiedere che il partner ci capisca sempre è “una richiesta assurda poiché parte dal presupposto che gli altri dovrebbero costantemente adattare il loro modo d’amare in maniera da farlo coincidere con il nostro”. Magari a volte potremmo volere, per paura dell’abbandono, delle certezze e un impegno verbale in più e questo genererebbe in noi una maggiore tranquillità. Ma magari così facendo potremmo mettere sotto pressione il partner che invece si sentirebbe più amato quando gli si viene lasciato più spazio. Pertanto se ci aspettiamo che ci ami esattamente come vogliamo, questo può indurlo a ritrarsi amplificando le nostre paure. Spesso, nonostante tutta la buona volontà, due partner non fanno che amplificare costantemente le proprie paure. E’ nella natura delle cose che in un rapporto a due dopo un avvicinamento ci sia un allontanamento, non è in sé indice di problemi nascosti. Inoltre pensare che l’unica fonte d’amore possa essere il nostro partner può portare gravi problemi. Magari “quando il rapporto non riesce a produrre l’amore ideale che sognamo, immaginiamo che qualche cosa sia andato veramente storto”, niente di più sbagliato. Il vero amore puro può esserci quando ciascuno dei due partner ha “fatto pace” con sé stesso e instaura una relazione in cui i due sanno apprezzarsi e gradire la reciproca compagnia fra le loro differenze e i cambiamenti che stanno attraversando.

Quando le nostre problematiche interne non vengono affrontate e giacciono latenti in noi si crea spesso uno stato d’animo di risentimento in cui negli scoppi di rabbia o frustrazione tutte le nostre paure sono convogliate sulla persona amata. Questo stato d’animo è “assolutamente autolesionista perché non solo ci chiude all’amore ma allontana anche gli altri, che sono l’oggetto delle nostre lamentele”. Per poter migliorare la nostra relazione con il nostro amato e con le persone in generale il primo passo è riconoscere queste paure, tirarle fuori e affrontarle (so che detto così sembra facile). Quando ci capita di scoppiare dovremmo riflettere sul perché dello scoppio, sulle vere motivazioni che lo hanno generato. Dall’altra parte, se subite uno di questi “scoppi” la prima cosa da fare è non prendersela sul personale, perché altrimenti consentiamo all’angoscia e alla tensione provata dal nostro partner ad entrare nel nostro sistema e ad avvelenarlo. “Non prendersela in modo personale quando qualcuno ci offende è un esercizio di profonda compassione, in primo luogo verso noi stessi. Concede un sospiro di sollievo e ci permette di rilassarci e di lasciar perdere momenti in cui il nostro primo impulso sarebbe di raffreddarci o di aggredire.” Sempre si tende a dare per scontate le cose buone e a fissarci su quelle che non va. Cerchiamo di fermarci un attimo e di vedere cosa c’è di buono e di goderne.

Il risentimento oltre che sull’amato viene sempre convogliato su noi stessi. Senza odio per se stessi non ci sarebbe odio per gli altri. Le immagini del “cattivo altro” e del “cattivo sè” sono due facce della stessa medaglia. Questo senso di “non essere abbastanza per gli altri” porta di solito a un cercare di “fare di meglio”. Ma “cercare di andar bene non potrà mai portare a essere sicuri del nostro profondo valore perché questo sforzo presuppone il fatto che non andiamo abbastanza bene e rafforza pertanto l’odio verso noi stessi”. Tutto ciò di solito sfocia in vari comportamenti. Uno classico è “scaricare l’aggressività sugli altri per provare ad alleviare la vergogna o l’odio verso se stessi che vengono fuori nelle relazioni”. Oppure “la gelosia sorge soltanto da una mancanza di fiducia dell’essere amati: in qualche modo la vita ama più gli altri di me. Analogamente l’egocentrismo, l’arroganza e l’orgoglio sono tentativi di renderci importanti o speciali, un trucco per nascondere la mancanza di vero amore verso noi stessi. L’egocentrismo è un modo per tentare di far sì che il mondo ruoti intorno al “me”, per compensare una paura sotterranea di non essere in fondo affatto importante.” Un primo passo per liberarsi di questo risentimento verso se stessi è avere un rapporto sereno e aperto con le esperienze che stiamo facendo, qualunque esse siano. “Permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza può essere un’impresa molto difficile, dal momento che nessuno ci ha mai insegnato come relazionarci in modo sincero e diretto con ciò che proviamo. Al contrario la saggezza convenzionale della nostra cultura prevede: se sei depresso o ansioso, prendi una pillola, va’ in palestra o accendi la televisione, perché l’unica soluzione ai sentimenti negativi è di allontanarsene”. “Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete” e “non rifiutate niente di ciò che state sperimentando”. La chiave di tutto sta nell’essere aperti e obiettivi con sè stessi, senza giudizi. E’ un’impresa titanica “affrontarsi” da soli, ma se abbiamo vicino una persona che ci vuole bene, che ci ama, parlando con lei potremo avventurarci nelle nostre profondità come mai fatto prima (in fondo uno psicologo chi è se non una persona così?mettendoci il denaro della sua parcella oraria rispetto all’amore!). “I momenti in cui si dice la nuda verità svelano la bellezza del vostro partner e vi fanno improvvisamente entrare di nuovo in contatto con il motivo per cui vi siete innamorati di questa persona all’inizio”.

Tutto questo è generato dal nostro istintivo desiderio di amore. Questo desiderio è fondamentale, ma se mal vissuto può generare anch’esso molti problemi. Innanzitutto “lasciare che gli altri vedano quanto vogliamo il loro amore significa far cadere le nostre difese e denudare la nostra anima”, quindi rappresenta di per se stesso un tasto molto sensibile. Un fatto fondamentale è non fissarci sulla persona amata come unica fonte del desiderio (come già detto). “Il desiderio diventa opprimente solo quando si attacca o si incolla a un oggetto che noi immaginiamo di dover avere per stare bene”. E “dopotutto non abbiamo mai molto controllo su nessuna delle cose importanti della vita, men che meno sulle altre persone”. “Così quando il nostro desiderio si attacca ad altre persone e a ciò che fanno, siamo alla loro mercé: il nostro stato emotivo diventa soggetto ai loro capricci. Ci sentiamo indifesi e la mente si arrovella in modo febbrile provando a immaginare come fare per ottenere da loro ciò di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo fissarci su un’altra persona ci tira fuori da noi stessi e distrugge le nostre connessioni con la nostra base e il nostro centro vitale. Dal momento che questo genera intensi sentimenti di debolezza e impotenza, non sorprende che molte persone finiscano per mettere una pietra sopra al loro desiderio e insieme al loro bisogno”.

Una volta superate queste problematiche (comuni a qualunque essere umano), “possiamo vedere la nostra relazione sotto una luce nuova: come un terreno di lavoro e di gioco che ci dà l’opportunità di crescere e trasformarci influenzandoci reciprocamente”. “La consapevolezza della rispettiva vulnerabilità riguardo all’amare e all’essere amati aiuta una relazione a diventare più profonda, più intima e con maggiori capacità di ripresa.”

References

  • Amore Perfetto, relazioni imperfette, di John Welwood, Feltrinelli 2007
  • me stesso e le mie esperienze
Pubblicato in: on Settembre 20, 2009 at 8:01 pm Lascia un Commento
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Sulla banalità del bene e del male

Le seguenti righe, scritte in maniera confusa, non hanno presunzione di essere definitive, ma giusto un primo assaggio dell’argomento.

Nelle nostre vite ci capita di sentire storie e racconti di avvenimenti che a una prima occhiata vengono bollati come incredibili e assurdi. Parlo di eventi come guerre, strupri, omicidi efferati, genocidi, crimini contro l’umanità, torture, e via con tutto l’elenco di brutalità che la storia ci ricorda, o almeno dovrebbe. Un meccanismo semplice è giudicare gli autori di tali atti come pazzi scriteriati, folli, mele marce, e poi, come per distaccarsene definitivamente, dirsi “io non lo farei mai”. Eppure manca qualcosa in questa semplice analisi che all’apparenza sembra non fare una piega. Chi non si occupa di queste cose per lavoro o per passione di fatti gravi del genere ne conoscerà pochi, giusto i più famosi raccontati dai mass media. Ma di fatti del genere la storia umana ne è zeppa all’inverosimile, sia di quelli documentati sia di quelli che non è rimasto più nessuno a tramandarne la memoria.

Riporto brevissimamente tre eventi che fanno riflettere:

  • Genocidio del Ruanda. Nella primavera del 1994, nel giro di pochi mesi la comunità Hùtu comincia lo sterminio sistematico dell’altra etnia, i Tutsi. A colpi di machete e bastoni nel giro di 100 giorni vengono uccisi da 800.000 a un milione di Tutsi. Questi dati conferiscono all’evento l’infame premio di massacro più feroce della storia. 10 anni dopo un assassino hùtu ha dichiarato: “La cosa peggiore è stata uccidere un mio vicino; avevamo l’abitudine di bere insieme, il suo bestiame pascolava sulla mia terra. Era come un parente”.
  • Stupro di Nanchino. Nel 1937 il Giappone invade la Cina e massacra tra 260.000 e 350.000 persone, una cifra più alta di quella causata dalle bombe atomiche sganciate sul Giappone. L’evento è famoso per le modalità a dir poco raccapriccianti: “uomini cinesi vennero usati per fare pratica di assalto alla baionetta e in gare di decapitazione. Si valuta che tra ventimila e ottantamila donne furono stuprate. Molti soldati andarono oltre la violenza carnale, procedendo a sventrare le loro vittime, a mutilare loro i seni e a inchiodarle ai muri ancora vive. Padri furono costretti a stuprare le figlie e figli a stuprare le madri sotto gli occhi degli altri componenti della famiglia”.
  • Attività del battaglione 101 della riserva tedesca. Nel 1942 viene formato questo battaglione composto da circa 500 uomini di Amburgo. Erano padri di famiglia di una certa erà, troppo vecchi per essere arruolati nell’esercito; di estrazione operaia o piccolo borghese, non avevano alcun tipo di esperienza di polizia militare. Mandati in Polonia per una missione segreta, nel giro di quattro mesi uccidono, sparando a bruciapelo, almeno 38.000 ebrei e ne deportano altri 45.000 al campo di concentramento di Treblinka.

Questi che ho riportati sono solo tre episodi degli infiniti che si potevano riportare. Possibile che i fautori siano semplicemente delle persone malvagie e che noi non avremmo mai fatto altrettanto? Cercherò di rispondere a questa domanda.

Definisco prima di tutto, secondo un approccio psicologico, i tre fattori da considerare quando si vuole valutare l’operato di una persona in un determinato contesto: La Persona, la Situazione e il Sistema. La Persona è un attore sul palcoscenico della vita la cui libertà comportamentale dipende dalla sua costituzione – genetica, biologica, fisica e psicologica. La Situazione è il contesto comportamentale che, attraverso le sue ricompense e le sue funzioni normative, ha il potere di attribuire significato e identità ai ruoli e allo status dell’attore. Il Sistema consiste negli agenti e negli organismi la cui ideologia, i cui valori e il cui potere creano le situazioni e impongono i ruoli degli attori e le aspettative di comportamento conforme all’interno delle sue sfere di influenza. Questi tre fattori implicano tre forze di cui bisogna sempre tener conto: le forze disposizionali, situazionali e sistemiche (In questo breve scritto non entro in dettagli per non rendere il tutto troppo pesante; per chi fosse interessato riporto gli opportuni riferimenti giù in bibliografia).

Ciò che siamo è il prodotto tanto dei grandi sistemi che governano la nostra vita – ricchezza e povertà, egemonia culturale, politica e religiosa – quanto delle specifiche situazioni che affrontiamo ogni giorno. A loro volta, quelle forze interagiscono con la nostra biologia e la nostra personalità di base. Quando entrano in gioco fattori come conformismo, obbedienza all’autorità, deindividuazione, deumanizzazione, apatia, l’essere umano è capace di comportarsi e agire in maniera per lui stesso impensabile. Su conformismo e obbedienza all’autorità non dirò nulla, vista la loro immediatezza di significato. La deindividuazione si verifica quando una persona si sente in qualche modo in una condizione di anonimato, che può dipendere dalla società in cui vive, o anche solo nell’indossare un’uniforme e un paio di occhiali. L’anonimato facilita comportamenti antisociali. La deumanizzazione si verifica ogniqualvolta degli esseri umani ritengono che altri esseri umani vadano esclusi dall’ordine morale di essere una persona umana. Gli oggetti di questo processo psicologico perdono il loro status umamo agli occhi dei loro deumanizzatori. Identificando certi individui o gruppi come esterni alla sfera dell’umanità, gli agenti deumanizzanti sospendono la moralità che in genere governa l’agire razionale nei confronti dei loro simili. Un esempio è dato dalla testimonianza di un generale giapponese che ha dichiarato che per i suoi soldati è stato facile massacrare i civili in Cina in quanto “li consideravano delle cose, non delle persone come noi”. Riguardo l’apatia, possiamo dire che uno dei contributi al male più cruciali, e meno riconosciuti, viene dal silenzioso coro di coloro che guardano ma non vedono, sentono ma non ascoltano. Martin Luther King JR diceva a proposito: “Dobbiamo convincerci che accettare passivamente un sistema ingiusto significa cooperare con quel sistema e divenire, così, complici del male che è in esso”. Gli esempi più drammatici di cambiamento comportamentale indotto e di “controllo mentale” non sono la conseguenza di esotiche forme di influenza, come ipnosi, droghe psicotrope o “lavaggio del cervello”, ma di una manipolazione sistematica, nel corso del tempo, degli aspetti più banali della natura umana in contesti cotrittivi.

Dei tre fattori principali, il ruolo fondamentale è giocato dal Sistema. il Sistema include la Situazione, ma è più permanente, più ampiamente diffuso, comprende vasti circuiti di persone, le loro aspettative, le loro norme, le loro politiche e, forse le loro leggi. Nel corso del tempo i Sistemi finiscono per avere un fondamento storico e talvolta anche una struttura di potere politico ed economico che governa e orienta il comportamento di molte persone che rientrano nella sua sfera di influenza. I Sistemi sono macchine che fanno funzionare le situazioni, le quali creano i contesti situazionali che influenzano l’agire umano di quanti sono sotto il loro controllo. A un certo punto, il Sistema può diventare un’entità autonoma, indipendente da coloro che inizialmente lo hanno avviato o addirittura da coloro che detengono una palese autorità in seno alla sua struttura di potere. Ogni Sistema finisce per sviluppare una propria cultura, come molti sistemi collettivamente finiscono per contribuire alla cultura di una società. Far parte di un sistema plasma i modi di vedere, ricompensa l’adesione alle opinioni dominanti e rende psicologicamente esigente e difficile discostarsene.

Per la prima parte della domanda si può dire che non è il singolo a essere malvagio (qui si parla di medie generali, non di singoli casi di persone malate o al contrario di persone “che non farebbero male a una mosca”), ma il suo comportamento è fortemente influenzato dal contesto sociale in cui si trova ad operare in quei frangenti; ma chiediamoci di nuovo: noi potremmo fare lo stesso? La risposta è sì. La maggior parte di noi costruisce dei bias egocrentrici, di auto-innalzamento, a favore del Sé che ci fanno sentire speciali – mai comuni, e certamente “al di sopra della media”. Basti pensare che il 90% dei dirigenti americani valuta la propria prestazione superiore a quella della media dei pari. Ma è solo riconoscendo che siamo tutti soggetti alle stesse forze dinamiche della condizione umana, l’umiltà prende il sopravvento sull’orgoglio ingiustificato, e possiamo cominciare ad ammettere la nostra vulnerabilità alle forze situazionali. Spero che siate disposti ad accettare la premessa che la gente comune – anche i “buoni” – può venir sedotta, reclutata e indotta a comportarsi in modi “maligni” sotto l’influenza di potenti forze sistematiche e situazionali. Voglio che sia chiaro che comprendere il perché si verifichino questi comportamenti criminali non significa giustificarli. Comprendere come si siano verificati gli eventi e valutare quali fossero le forze situazionali può condurre a modi proattivi di modificare le circostanze che provocano tali comportamenti inaccettabili.

Oltre ai fatti reali, sono stati condotti moltissimi esperimenti per indagare queste dinamiche dell’essere umano, e mentre la maggioranza ha obbedito, si è conformata, si è adeguata, è stata persuasa, ed è stata sedotta, c’era sempre una minoranza che ha resistito, ha dissentito e ha disobbedito. La mia speranza è che dalla comprensione scaturisca una maggiore intelligenza nel capire quando una situazione o un sistema può portare a gravi conseguenze, e in quel caso fare qualcosa per cambiare “il corso degli eventi”. La sfida nella vita di tutti i giorni, per ciascuno di noi, è su come oscillare in modo soddisfacente tra l’immergersi pienamente e il distanziarsi dalle persone, dalle situazioni o dalle nostre convinzioni, quando è opportuno.

References:

Il precedente testo ha preso numerose definizioni e dati dal libro – “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?” di Philip Zimbardo, Raffaello Cortina Editore 2008 – che vi consiglio per un approfondimento di carattere generale. Altri libri e articoli più specifici sono:

Pubblicato in: on Settembre 6, 2009 at 11:19 pm Lascia un Commento
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Aforismi: Qualche pensiero di Che Guevara

  • La rivoluzione va fatta a un ritmo violento, chi si stanca ha il diritto di stancarsi ma non ha diritto a essere un uomo d’avanguardia.
  • Avevo dimenticato (nel mio meccanicismo) che c’è qualcosa di più importante della classe a cui appartiene l’individuo in sé, che è la gioventù, la freschezza di ideali, la cultura posta, nel momento in cui si esce dall’adolescenza, al servizio degli ideali più puri.

Lettera ai figli (1965)

Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,

se un giorno dovrete leggere questa lettera, sarà perché io non sono tra voi.

Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non ricorderanno nulla.

Vostro padre è stato uno di quegli uomini che agiscono come pensano e, di sicuro, è stato coerente con le sue convinzioni. Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla. Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario. Addio, figlioli, spero di vedervi ancora. Un bacione e un grande abbraccio da

Papà

References:

  • Le prime due citazioni sono tratte da: “Senza perdere la tenerezza: vita e morte di Ernesto Che Guevara” di Paco Ignacio Taibo II, Il saggiatore 2004
  • La lettera ai figli è tratta da: “Leggere Che Guevara” Raccolta di scritti a cura di David Deutschmann, Feltrinelli 2005
Pubblicato in: on Giugno 3, 2009 at 7:17 pm Lascia un Commento
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Quadrato della serie armonica dei numeri primi: a cosa converge?

Sappiamo che la serie armonica generalizzata converge per esponenti maggiori di 1. Sappiamo anche che la serie armonica diverge a + infinito (anche se molto lentamente) e che la serie armonica calcolata sui numeri primi (prendendo gli indici della serie solo i primi) diverge anch’essa a +infinito.  Combinando la convergenza per un esponente maggiore di uno con la serie armonica sui primi, ero sicuro che la serie convergesse. Prendendo come esponente 2, la serie converge a un numero particolare (approssimazione dopo i primi 18.000 numeri primi): 0,452247 con una approssimazione per difetto massima di 6*10^(-5). Questo numero è legato in qualche modo con le altre costanti riguardanti i numeri primi, come la Meissel-Mertens o la Eulero-Mascheroni? E aumentando l’esponente della serie per valori interi maggiori di 2, i nuovi valori di convergenza come si legano con quelli precedentemente trovati? Sono sicuro che si è già discusso di questi temi nel mondo matematico, ma non sono riuscito a trovare sulla rete pubblicazioni al riguardo. Se qualche lettore trova dei riferimenti e me li manda ne sarei grato!

References:

Pubblicato in: on Aprile 24, 2009 at 7:45 pm Commenti (2)
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Notizie Assurde: Fermata all’aeroporto con una cintura di castità

Febbraio 2004: una donna inglese di 40 anni viene fermata all’aeroporto di Atene al metal detector. Dopo un approfondito esame gli agenti della sicurezza scoprono che la donna indossa una cintura di castità, dal sapore alquanto medievale. Il motivo? E’ stata costretta dal marito a indossarla durante il suo soggiorno greco perché “aveva paura degli amanti greci”. Mah!

References:

La notizia sul corriere della sera: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/02_Febbraio/06/castita.shtml

Pubblicato in: on Aprile 15, 2009 at 9:43 pm Lascia un Commento
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Notizie assurde: Aveva un abete di 5 cm nei polmoni

A un ragazzo russo è stato trovato un abete di 5 cm nei polmoni, che gli è stato asportato senza conseguenze. Il ragazzo era un pò di tempo che sentiva dei fastidi e che tossiva sangue. All’inizio dalle analisi sembrava un tumore, poi la scoperta della conifera. L’ipotesi è che abbia ingerito un seme e che sia germogliato. Mah!

References:

La notizia su Adnkronos: http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3217450044

Pubblicato in: on at 5:07 pm Lascia un Commento
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NonCitazioni: una selezione da Nonciclopedia

  • Cepu! Ci ho andato anche io!!!! (Francesco Totti per Cepu)
  • Non è una zebra, non è un cavallo: è lo zebrallo! (Studio Aperto su politica internazionale)
  • Qui c’è qualcosa sotto… (Principessa sul pisello su notte insonne)
  • “Dove l’hai comprata?” (Luke Skywalker su la frusta di Indiana Jones)
  • “LOL!” (Un nerd sulla sua erezione)

References:

Il sito di Nonciclopedia: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Pagina_principale

Pubblicato in: on Aprile 14, 2009 at 11:29 pm Lascia un Commento
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HD DVD – Blu-Ray Disc: Sony manipola intelligentemente i feedback positivi

E’ ormai famosa la disfatta del Betamax della sony nei confronti del VHS negli anni ‘70. Il caso è stato studiato moltissimo e si sono ricercate a posteriori numerose motivazioni. Il motivo principale è riconducibile all’effetto dei “feedback positivi” in ambito economico. Cos’è in pratica un feedback positivo? Alcune persone comprano dei VHS, i negozianti allora ampliano l’offerta di VHS, ma così facendo più persone compreranno VHS, e così via. Sony a quel tempo perse nonostante la superiorità tecnica del betamax. Nel primo decennio del XXI secolo la società nipponica si è trovata ad affrontare una sfida identica in tutto e per tutto, ma questa volta ha giocato con astuzia. Questa volta in ballo c’erano l’ HD DVD e il Blu-Ray Disc. All’inizio L’HD DVD aveva un leggero margine di vendite, ma a quel punto la Sony ha giocato di astuzia, imparando dagli errori del passato. Ha lanciato sul mercato la Playstation 3, con incorporato il lettore Blu-Ray, a un prezzo pari o inferiore a qualunque lettore di Blu-Ray e HD DVD in quel momento sul mercato. Questo ha innescato una serie di feedback impossibili da arginare, dato che centinaia di migliaia di utenti erano in attesa spasmodica della nuova console. La battaglia si è conclusa il 19 febbraio 2008 con l’annuncio da parte di Toshiba (la sviluppatrice di HD DVD) della dismissione del progetto.

References:

Pubblicato in: on Aprile 1, 2009 at 8:14 pm Lascia un Commento
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Shaolin: l’anima e il corpo

A Shaolin, in Cina, dimora una delle più antiche scuole di arti marziali del mondo. I monaci-guerrieri vivono la loro vita tra la meditazione e il kung fu, un’arte marziale che ha come finalità lo sviluppo armonico del corpo e della mente. Perché questo curioso accostamento, tanto lontano dalle pratiche religiose occidentali? Intorno al 500 DC un monaco indiano di nome Bodhidharma arrivò a Shaolin. I suoi insegnamenti prevedevano meditazioni molto lunghe (6 ore) e Bodhidharma notò che i monaci del posto erano facilmente vittime di sonnolenza e intorpidimento fisico. Così cominciò a sottoporli a un duro allenamento fisico. Questo fondamento base del kung fu shaolin può essere in qualche misura contenuto nella locuzione latina di Giovenale “mens sana in corpore sano”. L’insegnamento più grande che dobbiamo prendere da questi monaci è che lo sviluppo del corpo e dell’intelletto devono andare di pari passo per esprimere tutte le sue potenzialità. Un fatto a cui nessuno pensa in questa opulenta società dei consumi, e i risultati di questa mancanza sono sotto gli occhi di tutti. Kung fu significa letteralmente: “maestria ottenuta col tempo e con lo sforzo”.

References:

Sri Rohininandana Das, Lo Shaolin, mistero e magia dei monaci guerrieri,  Xenia edizioni, 2008

Pubblicato in: on Marzo 16, 2009 at 11:33 pm Lascia un Commento
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