La crisi dei missili a Cuba:

Tipico partecipante di porta a porta:
Uno dei giochi in scatola usciti per questo natale:

I prossimi film per gli Oscar: “Ping Pong” e “La pensione di Cristo”






LEI mi ami?
LUI sì ti amo
LEI più di tutto?
LUI sì più di tutto
LEI più di tutto al mondo?
LUI sì più di tutto al mondo
LEI ti piaccio?
LUI sì mi piaci
LEI ti piace stare vicino a me?
LUI sì mi piace stare vicino a te
LEI ti piace guardarmi?
LUI sì mi piace guardarti
LEI pensi che io sia stupida?
LUI no non penso che tu sia stupida
LEI pensi che io sia carina?
LUI sì penso che tu sia carina
LEI ti annoio?
LUI no non mi annoi
LEI ti piacciono le mie sopracciglia?
LUI si mi piacciono le tue sopracciglia
LEI molto?
LUI molto
LEI quale ti piace di più?
LUI se dico quale l’altra sarà gelosa
LEI lo devi dire
LUI sono tutt’e due squisite
LEI davvero?
LUI davvero
LEI ho delle belle ciglia?
LUI sì delle ciglia bellissime
LEI ti piace annusarmi?
LUI sì mi piace annusarti
LEI ti piace il mio profumo?
LUI sì mi piace il tuo profumo
LEI pensi che io abbia buon gusto?
LUI sì penso che tu abbia buon gusto
LEI pensi che abbia del talento?
LUI sì penso che tu abbia del talento
LEI non pensi che io sia pigra?
LUI no non penso che tu sia pigra
LEI ti piace toccarmi?
LUI sì mi piace toccarti
LEI pensi che io sia buffa?
LUI solo in un modo simpatico
LEI stai ridendo di me?
LUI no non sto ridendo di te
LEI mi ami davvero?
LUI sì ti amo davvero
LEI dì <<ti amo>>
LUI ti amo
LEI hai voglia di abbracciarmi?
LUI sì ho voglia di abbracciarti, e stringerti, e coccolarti, e amoreggiare con te
LEI va tutto bene?
LUI sì va tutto bene
LEI giura che non mi lascerai mai?
LUI giuro che non ti lascerò mai, mi faccio una croce sul cuore e che possa morire se non dico la verità
(pausa)
LEI mi ami davvero?
LEI finiscila
LUI finiscila tu
LEI non posso finire quello che non faccio
LUI hai cominciato tu
LEI e tu finiscila
LUI non posso finire quello che non faccio
LEI non credere di cavartela così
LUI cavarmela da cosa?
LEI non ti togli d’impaccio questa volta
LUI non mi tolgo da quale impaccio?
LEI non fare il furbo
LUI non faccio nulla del genere
LEI lascia perdere
LUI non ho trovato niente
LEI piantala
LUI che cosa devo piantare?
LEI la vuoi smettere
LUI smettere che cosa?
LEI questo
LUI cosa?
LEI lo sai benissimo
LUI temo proprio di no
LEI temo proprio di no
LUI vado a dormire
LEI non ti sei mai svegliato
dov’è il piacere?
dov’è il divertimento?
è solo una stupida corsa
fino all’esaurimento?
è ciò che sembrava gioia
una trappola nuova?
dov’è l’esaltazione
che mi dava la tua visione?
un mattino seguirà
a questa oscurità?
Mi ami?, di R.D.Laing, Einaudi edizioni 2007
Asilo nido, scuola materna, elementare, medie, liceo, laurea triennale, magistrale, master…questa società dovrebbe formare i suoi nuovi nati ad entrare nel mondo del lavoro. Per far questo ci para davanti una vita di oltre vent’anni di studi, per poi cosa farci diventare? Dopo vent’anni siamo individui mediocri, il cui mondo della produzione non sa bene che farsi, persone che vanno riistruite tramite stage, corsi di formazione, periodi di prova infiniti e sempre più lunghi. Com’è possibile che dopo oltre venti anni di studi, un curriculum che proiettato trent’anni fa farebbe impallidire un datore di lavoro, non siamo ancora formati a sufficienza? Semplice, il lavoro non c’è e ce ne sarà sempre di meno. O se ci sarà, saranno lavori inutili e idioti per cui sarebbero bastati 2 anni di scuole. Perché? Il mondo va avanti secondo la legge del profitto. Investo un certo numero di soldi, ne voglio di più alla fine. Questa legge porta a meccanizzare il più possibile i processi di una azienda, così da produrre di più con un costo minore. Storicamente sempre meno persone sono necessarie in tutti i settori produttivi. Le persone crescono in numero, quelle che servono alla produzione diminuiscono, uguale: sempre meno persone sono necessarie a questa società. Ma le persone dovranno pur sopravvivere, e dato che non possono gravare tutte sulle spalle dei pochi lavoratori produttivi, la società dovrà trovargli lavoro. Un lavoro inutile, e data la sua inutilità frustrante. L’economia funziona sulla vendita di prodotti e sul loro acquisto. Se lavorano poche persone, coprano poche, quindi non gira l’economia. Serve un modo per creare una base di consumatori. L’economista Keynes sosteneva che pur di far ripartire l’economia, un modo sarebbe stato pagare i cittadini per fargli scavare buche e poi riempirle. E’ quanto succede oggi. Dieci persone sono impegnate nel ciclo produttivo della fabbrica. Cento sono analisti di marketing che cercano di capire come forzare le persone a comprare il loro prodotto. Diecimila lavorano nel call center chiamando all’impazzata nella speranza che qualcuno compri. Ed ecco che più che in altri periodi storici i giovani sentono di vivere un vita senza senso, non ci sono obiettivi, scopi. Per uno che fa una vita decente, dieci fanno una vita di merda. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità ogni anno un milione di persone nel mondo sceglie il suicidio per porre fine alla propria vita. Venti volte tanto sono le persone che tentano il suicidio. Nella fascia 15-34 anni il suicidio è una delle tre maggiori cause di morte. Questo è solo uno dei tanti indicatori che denotano un malessere cronico.
Cosa fare? Dove andare a cercare questo senso della vita che sembra perduto?
In lui ci dev’essere qualcosa che non va
perché non agirebbe come fa
se così non fosse
quindi agisce come fa
perché in lui c’è qualcosa che non va
Non crede che in lui ci sia qualcosa che non va
perché
in lui una delle cose
che non va
è il fatto che non creda che in lui ci sia
qualcosa che non va
quindi
dobbiamo aiutarlo a rendersene conto,
il fatto che non creda che in lui
ci sia qualcosa che non va
è in lui una delle cose
che non va.
in lui c’è qualcosa che non va
perché crede
che in noi ci sia qualcosa che non va
per il fatto che cerchiamo di aiutarlo a vedere
che ci dev’essere qualcosa in lui che non va
a credere che ci sia qualcosa in noi che non va
per il fatto che cerchiamo di aiutarlo a vedere che
lo stiamo aiutando
a vedere che
non lo stiamo perseguitando
aiutandolo
a vedere che non lo stiamo perseguitando
aiutandolo
a vedere che
si rifiuta di vedere
che c’è qualcosa in lui
che non va
a non vedere che c’è qualcosa in lui
che non va
a non esserci riconoscente
almeno del nostro cercare di aiutarlo
a vedere che c’è qualcosa in lui
che non va
nel non vedere che ci dev’essere qualcosa
in lui che non va
nel non vedere che ci dev’essere qualcosa
in lui che non va
nel non vedere che c’è qualcosa in lui
che non va
nel non vedere che c’è qualcosa in lui
che non va
a non essere riconoscente
che non abbiamo mai cercato di far sì
che si sentisse riconoscente
ferisce Giovanni
pensare
che Maria pensi che lui la ferisca
col sentirsi (lui) ferito
a pensare
che lei pensi che lui la ferisca
facendola sentire colpevole
nel ferirlo
pensando (lei)
che lui la ferisca
con l’essere (lui) ferito
a pensare
che lei pensi che lui la ferisca
per il fatto che
da capo sine fine
MARIA Sono turbata che tu sia turbato
GIOVANNI Non sono turbato
MARIA Sono turbata che tu non sia turbato del fatto
che io sia turbata che tu sia turbato
GIOVANNI Sono turbato che tu sia turbata del fatto che
io non sia turbato che tu sia turbata del fatto
che io sia turbato
quando non lo sono
MARIA Mi metti dalla parte del torto
GIOVANNI Non ti metto dalla parte del torto
MARIA Mi metti dalla parte del torto perché penso
che tu
mi metti dalla parte del torto
GIOVANNI Perdonami
MARIA No
GIOVANNI Non ti perdonerò mai di non avermi
perdonato
Nodi, di R.D.Laing, Einaudi edizioni 1978
Onore a quanti nella propria vita
si proposero la difesa di Termopili.
Mai allontanandosi dal dovere;
giusti e retti in tutte le azioni,
con dolore perfino e compassione;
generosi se ricchi e, se poveri,
anche nel poco generosi,
pronti all’aiuto per quanto possono;
sempre con parole di verità
ma senza odio per chi mente.
E ancora maggiore onore è loro dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che alla fine apparirà un Efialte
e i Medi infine passeranno.
Quando ti metti in viaggio per Itaca,
devi augurarti che sia lunga la strada,
ricca di avventure e conoscenze.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ira di Poseidone non temere,
mai li incontrerai sul tuo cammino
se il pensiero è alto, se nobile
il sentimento che ispira il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
il feroce Poseidone non li incontrerai,
se non li porti dentro l’anima,
se l’anima non te li alza contro.
Devi augurarti che sia lunga la strada
e molti i mattini d’estate
quando – con gioia e piacere -
approderai in porti mai visti
e ti fermerai negli empori fenici
a comprare fine mercanzia:
madreperle e coralli, ambra e ebano,
ogni genere di profumi sensuali,
quanti più puoi, profumi sensuali.
Va’ in molte città dell’Egitto
a imparare e imparare dai sapienti.
Non dimenticarti mai di Itaca.
Raggiungerla è la tua meta.
Ma non affrettare il viaggio.
Meglio che duri molti anni
e, vecchio ormai, tu approdi nell’isola,
ricco di quanto ti ha dato il viaggio,
senza pensare che Itaca ti dia ricchezze.
Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non ti avventuravi.
Non ha altro da darti.
E se la trovi povera, Itaca non ti ha ingannato.
Ormai saggio, ricco di esperienze,
avrai capito quel che significa un’Itaca.
References:
traduzioni tratte dal libro “Poesie d’amore e della memoria” di Kostandinos Kavafis, a cura di Paola Maria Minucci, Newton Compton Editori 2006
Queste brevi note sull’amore (per un partner) non pretendono di essere una riflessione razionale né tantomeno di arrivare a un qualche tipo di conclusione definitiva, forse perché la natura stessa dell’amore è irrazionale e sfuggente e perché ciò che intendiamo per amore cambia con il passare degli anni. Le frasi riportate tra virgolette sono tratte dal libro – Amore perfetto, relazioni imperfette, di John Welwood (in fondo trovate i dettagli sull’edizione) – un libro interessante. Il motivo per cui ho tratto questi passi non è perché ho intenzione di ricalcare le tesi dell’autore, quanto perché esprimono dei concetti che penso e che non ho ritenuto necessario riscrivere (per pigrizia?!!).
La vita di tutte le persone è imperniata sull’amore, per un partner, un amico, i genitori, un parente. La parola “amore” può significare tutto e niente, e cominciare dal suo significato letterale non porta a nulla. Allora cominciamo da ciò che ci porta a riflettere sullo stesso, cioè i momenti che ci fanno soffrire. Chi non è mai stato in situazioni in cui “un momento siamo in sintonia con l’amore nel nostro cuore. Ci sentiamo aperti, affettuosi e vicini. Un minuto dopo, senza che neppure ce ne accorgiamo, ci troviamo avviluppati insieme alla persona amata in un conflitto o in un fraintendimento che porta a chiudersi o a comportarsi crudelmente.” Oppure chi non si è mai trovato coinvolto in “improvvisi scoppi emozionali in risposta alla minima impressione di essere stati offesi o maltrattati”. Queste situazioni ci turbano e viene spontaneo domandarsi: “Com’è possibile che due persone che sostengono di amarsi più di chiunque altro al mondo si volgano repentinamente una contro l’altra, reagendo con un’aggressione violenta o con paura quasi fossero i peggiori nemici?”. “La cosa ancor più disorientante è che queste fiammate sono spesso provocate da incidenti banalissimi, come un ritardo di dieci minuti”! Da dove cominciare per capire cosa stiamo vivendo e perché? Vorrei fare prima una premessa, e cioè che ci sia del vero amore tra i due partner. Altrimenti simili reazioni potrebbero trovare giustificazione in un rapporto che non avrebbe mai dovuto instaurarsi.
Bisogna cominciare a ragionare sul singolo e non sulla coppia per capire queste reazioni. Ciascuno di noi si porta dentro dei timori e delle paure riguardo all’amare e all’essere amati. Queste paure possono esser nate in ambito familiare o in esperienze negative. Le nostre prime delusioni hanno creato in noi dei meccanismi di difesa per cui da quel momento in poi le future esperienze saranno tutte filtrate da queste “maschere” e sempre meno naturali, o in linea con il nostro più profondo sentire. A quel punto “non importa quanto profondamente ci possiamo innamorare di qualcuno, di rado superiamo il nostro timore e la nostra diffidenza molto a lungo.” Infatti quanto più una persona ci illumina, ci fa sentire speciali e bene, più le nostre paure si fanno grandi e intense. Con queste problematiche irrisolte non saremo mai in grado di godere appieno dell’amore di una persona e di conseguenza non potremo amare come vorremmo e potremmo. Come procedere?
Innanzitutto due parole su cosa aspettarci dall’amore. Due persone che si amano hanno ciascuno i propri bisogni, i propri sogni e le proprie aspettative. Quindi i momenti gioiosi di pura sintonia non ci potranno essere costantemente, perché ognuno segue inevitabilmente le proprie leggi interiori e non possiamo aspettarci che l’altro sia costantemente in sintonia con noi. “E’ inevitabile perdere sincronia con la persona amata poiché entrambi, in momenti diversi, vogliamo invariabilmente cose diverse – dal partner e dalla vita.” Richiedere che il partner ci capisca sempre è “una richiesta assurda poiché parte dal presupposto che gli altri dovrebbero costantemente adattare il loro modo d’amare in maniera da farlo coincidere con il nostro”. Magari a volte potremmo volere, per paura dell’abbandono, delle certezze e un impegno verbale in più e questo genererebbe in noi una maggiore tranquillità. Ma magari così facendo potremmo mettere sotto pressione il partner che invece si sentirebbe più amato quando gli si viene lasciato più spazio. Pertanto se ci aspettiamo che ci ami esattamente come vogliamo, questo può indurlo a ritrarsi amplificando le nostre paure. Spesso, nonostante tutta la buona volontà, due partner non fanno che amplificare costantemente le proprie paure. E’ nella natura delle cose che in un rapporto a due dopo un avvicinamento ci sia un allontanamento, non è in sé indice di problemi nascosti. Inoltre pensare che l’unica fonte d’amore possa essere il nostro partner può portare gravi problemi. Magari “quando il rapporto non riesce a produrre l’amore ideale che sognamo, immaginiamo che qualche cosa sia andato veramente storto”, niente di più sbagliato. Il vero amore puro può esserci quando ciascuno dei due partner ha “fatto pace” con sé stesso e instaura una relazione in cui i due sanno apprezzarsi e gradire la reciproca compagnia fra le loro differenze e i cambiamenti che stanno attraversando.
Quando le nostre problematiche interne non vengono affrontate e giacciono latenti in noi si crea spesso uno stato d’animo di risentimento in cui negli scoppi di rabbia o frustrazione tutte le nostre paure sono convogliate sulla persona amata. Questo stato d’animo è “assolutamente autolesionista perché non solo ci chiude all’amore ma allontana anche gli altri, che sono l’oggetto delle nostre lamentele”. Per poter migliorare la nostra relazione con il nostro amato e con le persone in generale il primo passo è riconoscere queste paure, tirarle fuori e affrontarle (so che detto così sembra facile). Quando ci capita di scoppiare dovremmo riflettere sul perché dello scoppio, sulle vere motivazioni che lo hanno generato. Dall’altra parte, se subite uno di questi “scoppi” la prima cosa da fare è non prendersela sul personale, perché altrimenti consentiamo all’angoscia e alla tensione provata dal nostro partner ad entrare nel nostro sistema e ad avvelenarlo. “Non prendersela in modo personale quando qualcuno ci offende è un esercizio di profonda compassione, in primo luogo verso noi stessi. Concede un sospiro di sollievo e ci permette di rilassarci e di lasciar perdere momenti in cui il nostro primo impulso sarebbe di raffreddarci o di aggredire.” Sempre si tende a dare per scontate le cose buone e a fissarci su quelle che non va. Cerchiamo di fermarci un attimo e di vedere cosa c’è di buono e di goderne.
Il risentimento oltre che sull’amato viene sempre convogliato su noi stessi. Senza odio per se stessi non ci sarebbe odio per gli altri. Le immagini del “cattivo altro” e del “cattivo sè” sono due facce della stessa medaglia. Questo senso di “non essere abbastanza per gli altri” porta di solito a un cercare di “fare di meglio”. Ma “cercare di andar bene non potrà mai portare a essere sicuri del nostro profondo valore perché questo sforzo presuppone il fatto che non andiamo abbastanza bene e rafforza pertanto l’odio verso noi stessi”. Tutto ciò di solito sfocia in vari comportamenti. Uno classico è “scaricare l’aggressività sugli altri per provare ad alleviare la vergogna o l’odio verso se stessi che vengono fuori nelle relazioni”. Oppure “la gelosia sorge soltanto da una mancanza di fiducia dell’essere amati: in qualche modo la vita ama più gli altri di me. Analogamente l’egocentrismo, l’arroganza e l’orgoglio sono tentativi di renderci importanti o speciali, un trucco per nascondere la mancanza di vero amore verso noi stessi. L’egocentrismo è un modo per tentare di far sì che il mondo ruoti intorno al “me”, per compensare una paura sotterranea di non essere in fondo affatto importante.” Un primo passo per liberarsi di questo risentimento verso se stessi è avere un rapporto sereno e aperto con le esperienze che stiamo facendo, qualunque esse siano. “Permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza può essere un’impresa molto difficile, dal momento che nessuno ci ha mai insegnato come relazionarci in modo sincero e diretto con ciò che proviamo. Al contrario la saggezza convenzionale della nostra cultura prevede: se sei depresso o ansioso, prendi una pillola, va’ in palestra o accendi la televisione, perché l’unica soluzione ai sentimenti negativi è di allontanarsene”. “Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete” e “non rifiutate niente di ciò che state sperimentando”. La chiave di tutto sta nell’essere aperti e obiettivi con sè stessi, senza giudizi. E’ un’impresa titanica “affrontarsi” da soli, ma se abbiamo vicino una persona che ci vuole bene, che ci ama, parlando con lei potremo avventurarci nelle nostre profondità come mai fatto prima (in fondo uno psicologo chi è se non una persona così?mettendoci il denaro della sua parcella oraria rispetto all’amore!). “I momenti in cui si dice la nuda verità svelano la bellezza del vostro partner e vi fanno improvvisamente entrare di nuovo in contatto con il motivo per cui vi siete innamorati di questa persona all’inizio”.
Tutto questo è generato dal nostro istintivo desiderio di amore. Questo desiderio è fondamentale, ma se mal vissuto può generare anch’esso molti problemi. Innanzitutto “lasciare che gli altri vedano quanto vogliamo il loro amore significa far cadere le nostre difese e denudare la nostra anima”, quindi rappresenta di per se stesso un tasto molto sensibile. Un fatto fondamentale è non fissarci sulla persona amata come unica fonte del desiderio (come già detto). “Il desiderio diventa opprimente solo quando si attacca o si incolla a un oggetto che noi immaginiamo di dover avere per stare bene”. E “dopotutto non abbiamo mai molto controllo su nessuna delle cose importanti della vita, men che meno sulle altre persone”. “Così quando il nostro desiderio si attacca ad altre persone e a ciò che fanno, siamo alla loro mercé: il nostro stato emotivo diventa soggetto ai loro capricci. Ci sentiamo indifesi e la mente si arrovella in modo febbrile provando a immaginare come fare per ottenere da loro ciò di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo fissarci su un’altra persona ci tira fuori da noi stessi e distrugge le nostre connessioni con la nostra base e il nostro centro vitale. Dal momento che questo genera intensi sentimenti di debolezza e impotenza, non sorprende che molte persone finiscano per mettere una pietra sopra al loro desiderio e insieme al loro bisogno”.
Una volta superate queste problematiche (comuni a qualunque essere umano), “possiamo vedere la nostra relazione sotto una luce nuova: come un terreno di lavoro e di gioco che ci dà l’opportunità di crescere e trasformarci influenzandoci reciprocamente”. “La consapevolezza della rispettiva vulnerabilità riguardo all’amare e all’essere amati aiuta una relazione a diventare più profonda, più intima e con maggiori capacità di ripresa.”
References
Le seguenti righe, scritte in maniera confusa, non hanno presunzione di essere definitive, ma giusto un primo assaggio dell’argomento.
Nelle nostre vite ci capita di sentire storie e racconti di avvenimenti che a una prima occhiata vengono bollati come incredibili e assurdi. Parlo di eventi come guerre, strupri, omicidi efferati, genocidi, crimini contro l’umanità, torture, e via con tutto l’elenco di brutalità che la storia ci ricorda, o almeno dovrebbe. Un meccanismo semplice è giudicare gli autori di tali atti come pazzi scriteriati, folli, mele marce, e poi, come per distaccarsene definitivamente, dirsi “io non lo farei mai”. Eppure manca qualcosa in questa semplice analisi che all’apparenza sembra non fare una piega. Chi non si occupa di queste cose per lavoro o per passione di fatti gravi del genere ne conoscerà pochi, giusto i più famosi raccontati dai mass media. Ma di fatti del genere la storia umana ne è zeppa all’inverosimile, sia di quelli documentati sia di quelli che non è rimasto più nessuno a tramandarne la memoria.
Riporto brevissimamente tre eventi che fanno riflettere:
Questi che ho riportati sono solo tre episodi degli infiniti che si potevano riportare. Possibile che i fautori siano semplicemente delle persone malvagie e che noi non avremmo mai fatto altrettanto? Cercherò di rispondere a questa domanda.
Definisco prima di tutto, secondo un approccio psicologico, i tre fattori da considerare quando si vuole valutare l’operato di una persona in un determinato contesto: La Persona, la Situazione e il Sistema. La Persona è un attore sul palcoscenico della vita la cui libertà comportamentale dipende dalla sua costituzione – genetica, biologica, fisica e psicologica. La Situazione è il contesto comportamentale che, attraverso le sue ricompense e le sue funzioni normative, ha il potere di attribuire significato e identità ai ruoli e allo status dell’attore. Il Sistema consiste negli agenti e negli organismi la cui ideologia, i cui valori e il cui potere creano le situazioni e impongono i ruoli degli attori e le aspettative di comportamento conforme all’interno delle sue sfere di influenza. Questi tre fattori implicano tre forze di cui bisogna sempre tener conto: le forze disposizionali, situazionali e sistemiche (In questo breve scritto non entro in dettagli per non rendere il tutto troppo pesante; per chi fosse interessato riporto gli opportuni riferimenti giù in bibliografia).
Ciò che siamo è il prodotto tanto dei grandi sistemi che governano la nostra vita – ricchezza e povertà, egemonia culturale, politica e religiosa – quanto delle specifiche situazioni che affrontiamo ogni giorno. A loro volta, quelle forze interagiscono con la nostra biologia e la nostra personalità di base. Quando entrano in gioco fattori come conformismo, obbedienza all’autorità, deindividuazione, deumanizzazione, apatia, l’essere umano è capace di comportarsi e agire in maniera per lui stesso impensabile. Su conformismo e obbedienza all’autorità non dirò nulla, vista la loro immediatezza di significato. La deindividuazione si verifica quando una persona si sente in qualche modo in una condizione di anonimato, che può dipendere dalla società in cui vive, o anche solo nell’indossare un’uniforme e un paio di occhiali. L’anonimato facilita comportamenti antisociali. La deumanizzazione si verifica ogniqualvolta degli esseri umani ritengono che altri esseri umani vadano esclusi dall’ordine morale di essere una persona umana. Gli oggetti di questo processo psicologico perdono il loro status umamo agli occhi dei loro deumanizzatori. Identificando certi individui o gruppi come esterni alla sfera dell’umanità, gli agenti deumanizzanti sospendono la moralità che in genere governa l’agire razionale nei confronti dei loro simili. Un esempio è dato dalla testimonianza di un generale giapponese che ha dichiarato che per i suoi soldati è stato facile massacrare i civili in Cina in quanto “li consideravano delle cose, non delle persone come noi”. Riguardo l’apatia, possiamo dire che uno dei contributi al male più cruciali, e meno riconosciuti, viene dal silenzioso coro di coloro che guardano ma non vedono, sentono ma non ascoltano. Martin Luther King JR diceva a proposito: “Dobbiamo convincerci che accettare passivamente un sistema ingiusto significa cooperare con quel sistema e divenire, così, complici del male che è in esso”. Gli esempi più drammatici di cambiamento comportamentale indotto e di “controllo mentale” non sono la conseguenza di esotiche forme di influenza, come ipnosi, droghe psicotrope o “lavaggio del cervello”, ma di una manipolazione sistematica, nel corso del tempo, degli aspetti più banali della natura umana in contesti cotrittivi.
Dei tre fattori principali, il ruolo fondamentale è giocato dal Sistema. il Sistema include la Situazione, ma è più permanente, più ampiamente diffuso, comprende vasti circuiti di persone, le loro aspettative, le loro norme, le loro politiche e, forse le loro leggi. Nel corso del tempo i Sistemi finiscono per avere un fondamento storico e talvolta anche una struttura di potere politico ed economico che governa e orienta il comportamento di molte persone che rientrano nella sua sfera di influenza. I Sistemi sono macchine che fanno funzionare le situazioni, le quali creano i contesti situazionali che influenzano l’agire umano di quanti sono sotto il loro controllo. A un certo punto, il Sistema può diventare un’entità autonoma, indipendente da coloro che inizialmente lo hanno avviato o addirittura da coloro che detengono una palese autorità in seno alla sua struttura di potere. Ogni Sistema finisce per sviluppare una propria cultura, come molti sistemi collettivamente finiscono per contribuire alla cultura di una società. Far parte di un sistema plasma i modi di vedere, ricompensa l’adesione alle opinioni dominanti e rende psicologicamente esigente e difficile discostarsene.
Per la prima parte della domanda si può dire che non è il singolo a essere malvagio (qui si parla di medie generali, non di singoli casi di persone malate o al contrario di persone “che non farebbero male a una mosca”), ma il suo comportamento è fortemente influenzato dal contesto sociale in cui si trova ad operare in quei frangenti; ma chiediamoci di nuovo: noi potremmo fare lo stesso? La risposta è sì. La maggior parte di noi costruisce dei bias egocrentrici, di auto-innalzamento, a favore del Sé che ci fanno sentire speciali – mai comuni, e certamente “al di sopra della media”. Basti pensare che il 90% dei dirigenti americani valuta la propria prestazione superiore a quella della media dei pari. Ma è solo riconoscendo che siamo tutti soggetti alle stesse forze dinamiche della condizione umana, l’umiltà prende il sopravvento sull’orgoglio ingiustificato, e possiamo cominciare ad ammettere la nostra vulnerabilità alle forze situazionali. Spero che siate disposti ad accettare la premessa che la gente comune – anche i “buoni” – può venir sedotta, reclutata e indotta a comportarsi in modi “maligni” sotto l’influenza di potenti forze sistematiche e situazionali. Voglio che sia chiaro che comprendere il perché si verifichino questi comportamenti criminali non significa giustificarli. Comprendere come si siano verificati gli eventi e valutare quali fossero le forze situazionali può condurre a modi proattivi di modificare le circostanze che provocano tali comportamenti inaccettabili.
Oltre ai fatti reali, sono stati condotti moltissimi esperimenti per indagare queste dinamiche dell’essere umano, e mentre la maggioranza ha obbedito, si è conformata, si è adeguata, è stata persuasa, ed è stata sedotta, c’era sempre una minoranza che ha resistito, ha dissentito e ha disobbedito. La mia speranza è che dalla comprensione scaturisca una maggiore intelligenza nel capire quando una situazione o un sistema può portare a gravi conseguenze, e in quel caso fare qualcosa per cambiare “il corso degli eventi”. La sfida nella vita di tutti i giorni, per ciascuno di noi, è su come oscillare in modo soddisfacente tra l’immergersi pienamente e il distanziarsi dalle persone, dalle situazioni o dalle nostre convinzioni, quando è opportuno.
References:
Il precedente testo ha preso numerose definizioni e dati dal libro – “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?” di Philip Zimbardo, Raffaello Cortina Editore 2008 – che vi consiglio per un approfondimento di carattere generale. Altri libri e articoli più specifici sono:
Lettera ai figli (1965)
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se un giorno dovrete leggere questa lettera, sarà perché io non sono tra voi.
Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non ricorderanno nulla.
Vostro padre è stato uno di quegli uomini che agiscono come pensano e, di sicuro, è stato coerente con le sue convinzioni. Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla. Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario. Addio, figlioli, spero di vedervi ancora. Un bacione e un grande abbraccio da
Papà
References:
Sappiamo che la serie armonica generalizzata converge per esponenti maggiori di 1. Sappiamo anche che la serie armonica diverge a + infinito (anche se molto lentamente) e che la serie armonica calcolata sui numeri primi (prendendo gli indici della serie solo i primi) diverge anch’essa a +infinito. Combinando la convergenza per un esponente maggiore di uno con la serie armonica sui primi, ero sicuro che la serie convergesse. Prendendo come esponente 2, la serie converge a un numero particolare (approssimazione dopo i primi 18.000 numeri primi): 0,452247 con una approssimazione per difetto massima di 6*10^(-5). Questo numero è legato in qualche modo con le altre costanti riguardanti i numeri primi, come la Meissel-Mertens o la Eulero-Mascheroni? E aumentando l’esponente della serie per valori interi maggiori di 2, i nuovi valori di convergenza come si legano con quelli precedentemente trovati? Sono sicuro che si è già discusso di questi temi nel mondo matematico, ma non sono riuscito a trovare sulla rete pubblicazioni al riguardo. Se qualche lettore trova dei riferimenti e me li manda ne sarei grato!
References:
Febbraio 2004: una donna inglese di 40 anni viene fermata all’aeroporto di Atene al metal detector. Dopo un approfondito esame gli agenti della sicurezza scoprono che la donna indossa una cintura di castità, dal sapore alquanto medievale. Il motivo? E’ stata costretta dal marito a indossarla durante il suo soggiorno greco perché “aveva paura degli amanti greci”. Mah!
References:
La notizia sul corriere della sera: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/02_Febbraio/06/castita.shtml