Riporto qui di seguito una lettera aperta sull’Open Access, pubblicata in occasione della Open Access Week 2011 (24-30 ottobre), sottoscritta da tutte le biblioteche dell’Università di Roma La Sapienza:
Anche quest’anno, come ogni anno, viene “celebrata” in tutto il mondo la Settimana internazionale dell’open access. Qui alla Sapienza non sono state previste manifestazioni, attività, incontri, riflessioni, eventi. Chi avrebbe dovuto farlo?
Da tempo, in quasi tutte le università, i paladini dell’open access sono i bibliotecari. Forse perché sono coloro che sono più vicini ad una delle cause che hanno reso l’open access un modello alternativo all’attuale sistema di diffusione del sapere scientifico, basato sulle riviste possedute, o gestite dalle grandi multinazionali dell’editoria. Cioè l’aumento esponenziale dei prezzi, che è tale da non aver reso più perseguibile il suo mantenimento, a fronte della costante e inarrestabile diminuzione dei budget assegnati alle biblioteche. Digitali e non. Ma il solo impegno dei membri di una categoria – che non svolgono neppure il ruolo centrale di questa filiera – non è sufficiente. Né sono di alcuna utilità le loro eventuali capacità di persuasione e di advocacy. Occorre altro. Occorrerebbe che i veri protagonisti del processo della comunicazione scientifica, vale a dire i ricercatori (comunque inquadrati, dall’ordinario al dottorando), prendano coscienza dei limiti strutturali del modello di business (perché tale è: business) e comincino a metterne in dubbio la sostenibilità. Occorre che si facciano carico di azioni o comportamenti che comincino a metterlo in crisi.
Nelle università nelle quali in questi giorni vengono organizzati incontri, seminari, eventi in favore dell’open access, i bibliotecari non sono lasciati soli. Un manipolo, spesso esiguo, ma appassionato, di docenti li supporta, anzi li precede, nella battaglia, rendendola meno velleitaria.Alla Sapienza, malgrado gli sforzi fatti negli anni scorsi, in particolare da Antonio Fantoni, responsabile del progetto di biblioteca digitale fino a un paio di anni fa, quella sull’open access è stata una battaglia di retroguardia, non supportata, come sarebbe auspicabile, della stragrande maggioranza di chi fa ricerca. Scarsa informazione sui propri diritti e sulle reali possibilità di pubblicare i propri articoli in archivi istituzionali open access concesse dagli editori, hanno costituito – come in altre realtà, e non solo in Italia – una zavorra che ha impedito di far sviluppare non solo iniziative efficaci, ma anche una semplice presa di coscienza della gravità del problema. E soprattutto non ha consentito di comprendere i vantaggi garantiti dalla pubblicazione su riviste ad accesso aperto o negli “archivi” istituzionali. Paura, perplessità e poca informazione rappresentano il contesto nel quale l’open access è stato ed è visto come sinonimo di cattiva qualità, di mancato riconoscimento del proprio lavoro, perdita di opportunità di fare carriera (per paura che le riviste ad alto impact factor non accettino i loro lavori già pubblicati, o da pubblicare in un archivio istituzionale). Al contrario, il modello “open” consente di guadagnare un’enorme visibilità, che si traduce in maggiori possibilità di ricevere attenzione (sotto forma di citazioni) da parte della comunità scientifica di riferimento. Questo è possibile in quanto il modello “open” coesiste con quello commerciale, e non lo svilisce. Favorisce la diffusione della conoscenza, anche sulle riviste “tradizionali” (ad alto impact factor) e mette l’autore e la sua istituzione in una posizione di privilegio, non di retrovia nel mondo della ricerca.
Ma è difficile, per chi non viene considerato un “addetto ai lavori”, convincere chi vive in prima persona le difficoltà della pubblicazione, con tutti i problemi connessi, dei benefici che otterrebbero se orientassero i loro sforzi verso un modello nuovo, non necessariamente più vantaggioso in termini economici (almeno all’inizio). E’ difficile anche solo individuare i destinatari cui far pervenire non una richiesta, non un suggerimento, ma anche solo un semplice invito a documentarsi, a prendere visione di quello che si fa in tutto il mondo per favorire la diffusione libera e senza ostacoli di natura economica i risultati delle ricerche scientifiche, che già tanto sono costate ai cittadini contribuenti, in termini di finanziamenti pubblici. Rende difficile anche individuare il destinatario di questa lettera aperta. Che per questo è indirizzata idealmente a tutta la comunità scientifica della Sapienza.
Chi, come i bibliotecari, si trova in prima linea per far quadrare i conti con i tagli e i preventivi per i rinnovi degli abbonamenti e ritiene che l’open access sia una risposta innovativa, coraggiosa, se non risolutiva, si trova a portare avanti da solo, per conto dei veri portatori di interesse che rimangono indifferenti, una lotta senza possibilità di successo. Sinceramente ci si domanda se ne valga la pena.
E’ indispensabile che sia l’istituzione presso cui si lavora a dare mandato a chicchessia (bibliotecari, ricercatori…) di sostenere le attività, svolte a qualsiasi livello, di supporto all’open access. Occorre che sia l’istituzione a prendersi cura, attraverso i suoi organi accademici, del problema che riguarda il futuro e la sussistenza della propria ricerca e del miglioramento nei ranking internazionali. Non basta (perché non sono efficaci) che arrivino segnalazioni dal basso, non basta la buona volontà e un generico interessamento per nobili ragioni ideali. Occorrerebbe che l’open access divenga la prima opzione della nostra istituzione, attraverso politiche accademiche che, compatibilmente con tutti gli interessi in gioco, consentano di iniziare un dibattito approfondito all’interno della comunità scientifica, finalizzato all’accettazione consapevole dei benefici e delle grandi opportunità che l’adozione di questo modello consentirebbe.Sottoscrivono la lettera aperta:
(in ordine alfabetico)Laura ARMIERO (Biblioteca Dipartimento di Informatica e sistemistica “A. Ruberti”)
Laura BARATTUCCI (Biblioteca Centrale della Facoltà di Ingegneria “Boaga”)
Paola BERNARDI (Biblioteca del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale)
Antonella CARLI (Biblioteca del Dipartimento Neurologia e psichiatria)
Cecilia CARLONI (DigiLab)
Valentina CHIARAPPA (Biblioteca del Dipartimento di Scienze statistiche)
Valeria CIANCI (Biblioteca Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale)
Daniele COLTELLACCI (Biblioteca del Dipartimento di Scienze della terra)
Manuela CORBOSIERO (Biblioteca Centrale della Facoltà di Architettura)
Mary Joan CROWLEY (Biblioteca del Dipartimento Ingegneria strutturale e geotecnica)
Marina DALLA TORRE (Biblioteca del Dipartimento di Chimica)
Elena DE CAROLIS (Biblioteca del Dipartimento di Economia e diritto)
Maria Rosaria DEL CIELLO (Biblioteca del Dipartimento di Analisi economiche e sociali)
Angela DI IORIO (Centro InfoSapienza)
Carlo DRAGO (Biblioteca del Dipartimento Medicina interna specialità mediche)
Antonio FANTONI (Professore emerito)
Francesca GARGIULO (Biblioteca del Dipartimento di metodi e modelli per l’economia il territorio e la finanza)
Barbara GIACOMELLI (Biblioteca Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale)
Alessandra GULOTTA (Biblioteca del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’ Architettura “Guglielmo De Angelis d’ Ossat”)
Fabrizio LANCIOTTI (Biblioteca del Dipartimento di Scienze di base e applicate per l’ingegneria. Sez. Matematica)
Emanuela LENTI (Biblioteca del Dipartimento Ingegneria chimica materiali ambiente – Biblioteca “E. Mariani”)
Ines LONIGRO (Biblioteca del Dipartimento di Biologia e biotecnologie ‘Charles Darwin’)
Roberta MANENTE (Biblioteca del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e maxillo facciali)
Edoardo NUCCI (Biblioteca del Dipartimento di Biologia e biotecnologie ‘Charles Darwin’)
Simona PALANGA (Biblioteca del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione, elettronica e telecomunicazioni)
Marino PANZANELLI (Biblioteca del Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche. Sezione Archivisti e Bibliotecari)
Susanna ROSPO (Biblioteca “E. Valentini” – Facoltà di medicina e psicologia)
Mario SANTANCHE’ (Biblioteca del Dipartimento Scienze biochimiche “A. Rossi Fanelli”)
Maria SQUARCIONE (Biblioteca del Dipartimento di Scienze Anatomiche, Istologiche, Medico-legali e dell’Apparato Locomotore)
Antonella STAROCCI (Biblioteche di Diritto privato, diritto romano e storia del diritto italiano – Dipartimento di Scienze giuridiche)
Elisabetta TAMBURINI (Biblioteca del Dipartimento Ingegneria meccanica e aerospaziale)
Ezio TARANTINO (Centro InfoSapienza, BIDS) (per contatti: ezio.tarantino@uniroma1.it – tel. 06 4991 (2) 3662)
Gabriella TUFANO (Biblioteca Polo di Latina)
Chiara TULLIO (Biblioteca del Dipartimento di Matematica)
Iolanda VITALE (Biblioteca del Dipartimento di Architettura e progetto)
Antonio ZUCARO (Biblioteca di Economia e finanza del Dipartimento di Scienze giuridiche)
References:
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