Parliamo, comunichiamo tramite il linguaggio. Ma pensiamo davvero quello che diciamo? Piano piano col tempo quello che viene detto o scritto è passato in secondo piano rispetto a come viene fatto o da quello che è il vero significato di quanto comunicato. Termini importantissimi e fondamentali sono sulla bocca di tutti: democrazia, libertà, politica. Tutti li usano, ma che cosa intendono? Nell’era dell’informazione siamo tutti bombardati di informazioni, e cose che un tempo erano per “pochi eletti” ora tutti ne parlano, tutti esprimono giudizi, tutti pensano che sia loro diritto poter dire la loro su tutto. Da un lato questo è positivo, ma dall’altro? quando diciamo che “la politica economica del governo è sbagliata” o “l’uomo sta distruggendo l’ecosistema x” quanti sanno di cosa si parla? Ci hanno mai riflettuto? No, non possono averci riflettuto. Ognuno ha la sua vita e non ha tempo per occuparsi di tutto, saprà meglio qualcosa, ma sul resto ne avrà inevitabilmente una idea semplicistica. Tutte queste questioni però, a differenza di tempi passati in cui non erano così “sputtanate”, le sentono continuamente dai media, sentono pareri, analisi, giudizi, e alla lunga assorbiscono passivamente quanto viene detto, e senza rendersene conto, se l’argomento dovesse saltare fuori con amici e non, si ritroveranno a difendere quell’opinione che non si ricordano neanche dove hanno sentito. Questo da un lato. L’altro lato ci sono le persone che quelle opinioni le diffondono. Persone estremamente abili nell’uso del linguaggio, che nella maggioranza dei casi non si vergognano a scrivere cose che non gliene frega niente e non hanno una opinione al riguardo, ma sanno dirla nel modo giusto. Il fatto che dicano qualcosa di sensato è secondario, non è importante che quello che scrivano abbia un parallelo nei loro stessi pensieri, è un esercizio di stile fine a sè stesso. Il problema è che se per loro è un esercizio di stile, per l’interlocutore no. L’interlocutore cerca di estrapolare un’informazione, il comunicante pratica un esercizio di stile scollegato con la realtà dei fatti. A questo punto convincere una persona di una idea non diventa più una questione di ragionamento, ma di statistica. Se sentiamo dieci volte un parere e una volta il parere contrario, il primo diventerà vero. Lo considereremo vero perchè è stato detto più volte. E questo è un assurdo. Alle persone costa caro ripensare a quello che credono e ragionarci sopra, se possono lo eviteranno. Ma stando così le cose, che senso ha la democrazia?
La guerra, la brutalità e l’assurdo
Quando i telegiornali e i mezzi di informazione parlano di sevizie, torture, atti “barbarici” in teatri di guerra e non, viene spontaneo domandarsi: com’è possibile? E il più delle volte si liquida la questione non capendo veramente ma condannando le “mele marce” che hanno commesso quei fatti, sono delle eccezioni, dei mostri deviati, con la nostra realtà non c’entrano niente. Abu Ghraib, Guantanamo, nazisti, colonialisti, terroristi…ma chi sono queste persone? possibile che siano tutte “mele marce” (mele marce è il termine usato da George W. Bush nei confronti dei militari statunitensi che hanno commesso i “fatti” di Abu Ghraib)? Balza agli occhi che non è così. Tutti questi esempi non sono altro che facce diverse della banalità del male, o della stupidità umana, potremmo essere noi domani. Immaginiamo un ragazzo americano, o anche iracheno, che viene mandato in guerra (o se la ritrova dentro casa) a combattere per delle persone e degli ideali che con lui c’entrano ben poco, logiche di mercato, interessi politici e di potere, questi hanno scatenato tutto questo, ma questo ragazzo si ritrova lì, ha vissuto vent’anni di gioie e dolori, piccole scoperte, amori. I suoi amici, i suoi compagni, che senza una logica precisa, senza poterlo prevedere, muoiono tutti i giorni. Non ci sono più prospettive di vita, arrivare alla sera è una gioia da festeggiare e l’orizzonte più lontano a cui si possa guardare razionalmente è il mattino dopo. Per vivere quella guerra devi fare appello ai tuoi istinti più animali, devi uccidere e salvarti, non può esserci ragione, vent’anni di vita potrebbero finire in un istante, per una scheggia volante. Vent’anni vissuti per farsi tranciare la gola da una scheggia. Il caso. L’assurdo. La ragione non trova spazio, la paura è il migliore amico che può salvarti la vita o togliertela. E non c’è paradiso. Quando il cuore non pompa più, questo povero ragazzo sarà il boccone di avvoltoi e vermi. Avvoltoi umani che hanno deciso la sua vita, avvoltoi animali che si ciberanno della sua carcassa. Ti trovi lì legittimato a usare la tua più pura brutalità in nome del tuo paese. Una volta risvegliato questo animale, è normale che si commettano stupri e sevizie. Non hai più speranze di vita, tutto quello che fai ha poco senso. Sono stati risvegliati i tuoi istinti e nel tuo codice genetico, nel tuo sangue, pulsa il bisogno di riprodurti, di fare sesso, e hai una voglia irrazionale di spaccare tutto e di lasciarti andare. Potrebbero evitare di fare tutto questo? si. E’ capibile tutto questo? prima di pensarci non aveva senso, ora ha senso, lo capisco, è il frutto di un nonsenso collettivo e idolatrato. L’uomo è una macchina complessa e affascinante. L’uomo è debole.