Il partigiano: il futuro?

Che cos’è il partigiano? il termine partigiano deriva da “parte”, “partito”. Il partigiano è colui che combatte per una parte, che può essere uno stato, un ideale, un dottrina politica, una idea. In senso figurativo chiunque si “batte” (anche teoricamente) per un qualcosa, si può definire partigiano. Ma qui ci vogliamo limitare a una lotta che includa l’uso delle armi, di una guerra con morti. Carl Schmitt in “Teoria del partigiano” nel 1962 individua quattro caratteristiche del partigiano, accompagnate da numerosi esempi storici:

  1. Irregolarità
  2. Intenso impegno politico
  3. Mobilità. Celerità. Attacco e ritirate a sorpresa
  4. Carattere Tellurico

Il partigiano a mio avviso rappresenta il combattente del futuro, colui che permetterà che il cambiamento sociale avvenga. I potenziali partigiani sono tutti, in tutte le parti del mondo. Dove c’è un uomo può esserci un partigiano. Il partigiano non segue le regole classiche della guerra, ma forte dei suoi ideali e della non-coercizione per quello che compie cercherà di danneggiare il suo nemico in ogni modo. E’ come un cancro che attacca l’uomo, essere vivente organizzato costretto a difendersi da una cellula impazzita che non si sa dove attaccherà. Nei momenti in cui l’organismo è forte sarà silente e aspetterà, appena una piccola debolezza si presenta sferrerà il suo attacco. E chiunque lo debba fronteggiare non saprà mai dove è, un partigiano non sta in una caserma o gira con un carro armato, potrebbe essere chiunque e come appare può anche scomparire. Uniti da uno scopo gli uomini possono decidere di agire anche isolatamente, senza una struttura gerarchica, senza centralismo, quello che servirà verrà fatto e si manifesterà. E’ questa sua assenza di forma che gli conferisce la forza. Come un liquido che si adatta alla forma del contenitore che lo racchiude, così il partigiano si adatta al nemico che trova. Un punto debole è la mancanza di “armi”, di aver bisogno di un approvigionamento per poter essere sempre pronto a colpire. Ma trovare qualcuno disposto a sostenere la tua causa non è difficile, nella storia c’è sempre stato un “fornitore”. che sia un partito, uno stato, o singole persone influenti “simpatizzanti”. Il futuro non saranno più grandi battaglie tra grandi stati, ma moltissimi micro-conflitti in cui le grandi potenze, senza affrontarsi a viso aperto, verseranno sangue altrui per decidere le sorti del loro scacchiere. E questa prospettiva è perfetta per una lotta decentralizzata e minuta. Quando tutto crollerà e le barbarie più indicibili saranno commesse senza batter ciglio, sarà allora che la risposta dovrà essere decisa e perentoria. Il bello è che questo tipo di lotta non necessità di addestramenti o pianificazioni. Quando le condizioni ci saranno sarà tutto automatico. Esempi di partigiani in giro per il mondo sono sempre di più, sono sui giornali tutti i giorni. Quando gli stati uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003, la guerra tradizionale è durata poco e nulla con poche vittime militari. E’ quando gli eserciti non hanno più un nemico a viso aperto che possono essere colpiti, come è successo lì e in tutti gli altri conflitti attuali.

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Pubblicato in:  on Gennaio 30, 2009 at 9:02 pm Lascia un Commento
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Cohousing: verso nuovi paradigmi abitativi

Che cosa è il “cohousing”?  il termine deriva dall’inglese, unione di co- (che potrebbe anche essere l’abbreviazione di “community” o “collaborative”)  e “housing”, participio presente del verbo “to house” che si può tradurre in italiano come “coabitare”. Con il termine cohousing si indica un complesso abitativo composto da appartamenti privati e luoghi comuni a tutti i condomini (o meglio cohousers). Il fenomeno nasce negli anni ‘60 in Danimarca e sta  avendo grande successo un pò in tutto il mondo occidentale. Non entrerò in dettaglio sulla sua storia, ma voglio darne una breve descrizione. Una persona che decide di abitare in uno di questi complessi avrà un suo appartamento personale completo di tutto, non eccessivamente grande, e avrà molti servizi comuni a disposizione di tutti, come una cucina comune, un salone, bar, biblioteca, lavanderia, palestra, sala tv etc. Le soluzioni possono essere varie e dipenderanno dal progetto originale e da che cosa i cohousers decidono di fare degli spazi comuni. A seconda di dove è localizzato il complesso (centro città, campagna etc) cambierà la sua struttura (uno in centro città probabilmente non potrà avere un orto, un laghetto etc). Lo spazio comune necessiterà di manutenzione e per questo ogni cohouser deve dedicare un pò di tempo alla sua cura (tempi tipici sono 4/8 ore mensili). Perché il cohousing? Quali benefici si traggono rispetto a una abitazione “tradizionale”? Il cohousing in qualche misura combatte molti dei mali che affliggono le persone (dati dalla società), in primis l’isolamento. Spesso non si è mai rivolto parola al nostro vicino, o, specialmente per gli anziani, se non si ha un parente o un amico vicino, fare anche le cose più banali può diventare difficile. In una cohouse si ha una vita sociale maggiore, si organizzano spesso cene comuni, ci si dà una mano l’un l’altro. Come viverla dipenderà da ciascun cohouser. In ogni caso si risparmierà economicamente molto, dato che molte spese che famiglie singole duplicherebbero inutilmente, vengono condivise tra tutti. E’ ovvio che il cohousing non è la soluzione ai mali di questa società, ma potrebbe essere un “dirigersi verso” una vita più umana.

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Pubblicato in:  on Gennaio 3, 2009 at 11:46 pm Lascia un Commento
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