Le seguenti righe, scritte in maniera confusa, non hanno presunzione di essere definitive, ma giusto un primo assaggio dell’argomento.
Nelle nostre vite ci capita di sentire storie e racconti di avvenimenti che a una prima occhiata vengono bollati come incredibili e assurdi. Parlo di eventi come guerre, strupri, omicidi efferati, genocidi, crimini contro l’umanità, torture, e via con tutto l’elenco di brutalità che la storia ci ricorda, o almeno dovrebbe. Un meccanismo semplice è giudicare gli autori di tali atti come pazzi scriteriati, folli, mele marce, e poi, come per distaccarsene definitivamente, dirsi “io non lo farei mai”. Eppure manca qualcosa in questa semplice analisi che all’apparenza sembra non fare una piega. Chi non si occupa di queste cose per lavoro o per passione di fatti gravi del genere ne conoscerà pochi, giusto i più famosi raccontati dai mass media. Ma di fatti del genere la storia umana ne è zeppa all’inverosimile, sia di quelli documentati sia di quelli che non è rimasto più nessuno a tramandarne la memoria.
Riporto brevissimamente tre eventi che fanno riflettere:
- Genocidio del Ruanda. Nella primavera del 1994, nel giro di pochi mesi la comunità Hùtu comincia lo sterminio sistematico dell’altra etnia, i Tutsi. A colpi di machete e bastoni nel giro di 100 giorni vengono uccisi da 800.000 a un milione di Tutsi. Questi dati conferiscono all’evento l’infame premio di massacro più feroce della storia. 10 anni dopo un assassino hùtu ha dichiarato: “La cosa peggiore è stata uccidere un mio vicino; avevamo l’abitudine di bere insieme, il suo bestiame pascolava sulla mia terra. Era come un parente”.
- Stupro di Nanchino. Nel 1937 il Giappone invade la Cina e massacra tra 260.000 e 350.000 persone, una cifra più alta di quella causata dalle bombe atomiche sganciate sul Giappone. L’evento è famoso per le modalità a dir poco raccapriccianti: “uomini cinesi vennero usati per fare pratica di assalto alla baionetta e in gare di decapitazione. Si valuta che tra ventimila e ottantamila donne furono stuprate. Molti soldati andarono oltre la violenza carnale, procedendo a sventrare le loro vittime, a mutilare loro i seni e a inchiodarle ai muri ancora vive. Padri furono costretti a stuprare le figlie e figli a stuprare le madri sotto gli occhi degli altri componenti della famiglia”.
- Attività del battaglione 101 della riserva tedesca. Nel 1942 viene formato questo battaglione composto da circa 500 uomini di Amburgo. Erano padri di famiglia di una certa erà, troppo vecchi per essere arruolati nell’esercito; di estrazione operaia o piccolo borghese, non avevano alcun tipo di esperienza di polizia militare. Mandati in Polonia per una missione segreta, nel giro di quattro mesi uccidono, sparando a bruciapelo, almeno 38.000 ebrei e ne deportano altri 45.000 al campo di concentramento di Treblinka.
Questi che ho riportati sono solo tre episodi degli infiniti che si potevano riportare. Possibile che i fautori siano semplicemente delle persone malvagie e che noi non avremmo mai fatto altrettanto? Cercherò di rispondere a questa domanda.
Definisco prima di tutto, secondo un approccio psicologico, i tre fattori da considerare quando si vuole valutare l’operato di una persona in un determinato contesto: La Persona, la Situazione e il Sistema. La Persona è un attore sul palcoscenico della vita la cui libertà comportamentale dipende dalla sua costituzione – genetica, biologica, fisica e psicologica. La Situazione è il contesto comportamentale che, attraverso le sue ricompense e le sue funzioni normative, ha il potere di attribuire significato e identità ai ruoli e allo status dell’attore. Il Sistema consiste negli agenti e negli organismi la cui ideologia, i cui valori e il cui potere creano le situazioni e impongono i ruoli degli attori e le aspettative di comportamento conforme all’interno delle sue sfere di influenza. Questi tre fattori implicano tre forze di cui bisogna sempre tener conto: le forze disposizionali, situazionali e sistemiche (In questo breve scritto non entro in dettagli per non rendere il tutto troppo pesante; per chi fosse interessato riporto gli opportuni riferimenti giù in bibliografia).
Ciò che siamo è il prodotto tanto dei grandi sistemi che governano la nostra vita – ricchezza e povertà, egemonia culturale, politica e religiosa – quanto delle specifiche situazioni che affrontiamo ogni giorno. A loro volta, quelle forze interagiscono con la nostra biologia e la nostra personalità di base. Quando entrano in gioco fattori come conformismo, obbedienza all’autorità, deindividuazione, deumanizzazione, apatia, l’essere umano è capace di comportarsi e agire in maniera per lui stesso impensabile. Su conformismo e obbedienza all’autorità non dirò nulla, vista la loro immediatezza di significato. La deindividuazione si verifica quando una persona si sente in qualche modo in una condizione di anonimato, che può dipendere dalla società in cui vive, o anche solo nell’indossare un’uniforme e un paio di occhiali. L’anonimato facilita comportamenti antisociali. La deumanizzazione si verifica ogniqualvolta degli esseri umani ritengono che altri esseri umani vadano esclusi dall’ordine morale di essere una persona umana. Gli oggetti di questo processo psicologico perdono il loro status umamo agli occhi dei loro deumanizzatori. Identificando certi individui o gruppi come esterni alla sfera dell’umanità, gli agenti deumanizzanti sospendono la moralità che in genere governa l’agire razionale nei confronti dei loro simili. Un esempio è dato dalla testimonianza di un generale giapponese che ha dichiarato che per i suoi soldati è stato facile massacrare i civili in Cina in quanto “li consideravano delle cose, non delle persone come noi”. Riguardo l’apatia, possiamo dire che uno dei contributi al male più cruciali, e meno riconosciuti, viene dal silenzioso coro di coloro che guardano ma non vedono, sentono ma non ascoltano. Martin Luther King JR diceva a proposito: “Dobbiamo convincerci che accettare passivamente un sistema ingiusto significa cooperare con quel sistema e divenire, così, complici del male che è in esso”. Gli esempi più drammatici di cambiamento comportamentale indotto e di “controllo mentale” non sono la conseguenza di esotiche forme di influenza, come ipnosi, droghe psicotrope o “lavaggio del cervello”, ma di una manipolazione sistematica, nel corso del tempo, degli aspetti più banali della natura umana in contesti cotrittivi.
Dei tre fattori principali, il ruolo fondamentale è giocato dal Sistema. il Sistema include la Situazione, ma è più permanente, più ampiamente diffuso, comprende vasti circuiti di persone, le loro aspettative, le loro norme, le loro politiche e, forse le loro leggi. Nel corso del tempo i Sistemi finiscono per avere un fondamento storico e talvolta anche una struttura di potere politico ed economico che governa e orienta il comportamento di molte persone che rientrano nella sua sfera di influenza. I Sistemi sono macchine che fanno funzionare le situazioni, le quali creano i contesti situazionali che influenzano l’agire umano di quanti sono sotto il loro controllo. A un certo punto, il Sistema può diventare un’entità autonoma, indipendente da coloro che inizialmente lo hanno avviato o addirittura da coloro che detengono una palese autorità in seno alla sua struttura di potere. Ogni Sistema finisce per sviluppare una propria cultura, come molti sistemi collettivamente finiscono per contribuire alla cultura di una società. Far parte di un sistema plasma i modi di vedere, ricompensa l’adesione alle opinioni dominanti e rende psicologicamente esigente e difficile discostarsene.
Per la prima parte della domanda si può dire che non è il singolo a essere malvagio (qui si parla di medie generali, non di singoli casi di persone malate o al contrario di persone “che non farebbero male a una mosca”), ma il suo comportamento è fortemente influenzato dal contesto sociale in cui si trova ad operare in quei frangenti; ma chiediamoci di nuovo: noi potremmo fare lo stesso? La risposta è sì. La maggior parte di noi costruisce dei bias egocrentrici, di auto-innalzamento, a favore del Sé che ci fanno sentire speciali – mai comuni, e certamente “al di sopra della media”. Basti pensare che il 90% dei dirigenti americani valuta la propria prestazione superiore a quella della media dei pari. Ma è solo riconoscendo che siamo tutti soggetti alle stesse forze dinamiche della condizione umana, l’umiltà prende il sopravvento sull’orgoglio ingiustificato, e possiamo cominciare ad ammettere la nostra vulnerabilità alle forze situazionali. Spero che siate disposti ad accettare la premessa che la gente comune – anche i “buoni” – può venir sedotta, reclutata e indotta a comportarsi in modi “maligni” sotto l’influenza di potenti forze sistematiche e situazionali. Voglio che sia chiaro che comprendere il perché si verifichino questi comportamenti criminali non significa giustificarli. Comprendere come si siano verificati gli eventi e valutare quali fossero le forze situazionali può condurre a modi proattivi di modificare le circostanze che provocano tali comportamenti inaccettabili.
Oltre ai fatti reali, sono stati condotti moltissimi esperimenti per indagare queste dinamiche dell’essere umano, e mentre la maggioranza ha obbedito, si è conformata, si è adeguata, è stata persuasa, ed è stata sedotta, c’era sempre una minoranza che ha resistito, ha dissentito e ha disobbedito. La mia speranza è che dalla comprensione scaturisca una maggiore intelligenza nel capire quando una situazione o un sistema può portare a gravi conseguenze, e in quel caso fare qualcosa per cambiare “il corso degli eventi”. La sfida nella vita di tutti i giorni, per ciascuno di noi, è su come oscillare in modo soddisfacente tra l’immergersi pienamente e il distanziarsi dalle persone, dalle situazioni o dalle nostre convinzioni, quando è opportuno.
References:
Il precedente testo ha preso numerose definizioni e dati dal libro – “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?” di Philip Zimbardo, Raffaello Cortina Editore 2008 – che vi consiglio per un approfondimento di carattere generale. Altri libri e articoli più specifici sono: