Queste brevi note sull’amore (per un partner) non pretendono di essere una riflessione razionale né tantomeno di arrivare a un qualche tipo di conclusione definitiva, forse perché la natura stessa dell’amore è irrazionale e sfuggente e perché ciò che intendiamo per amore cambia con il passare degli anni. Le frasi riportate tra virgolette sono tratte dal libro – Amore perfetto, relazioni imperfette, di John Welwood (in fondo trovate i dettagli sull’edizione) – un libro interessante. Il motivo per cui ho tratto questi passi non è perché ho intenzione di ricalcare le tesi dell’autore, quanto perché esprimono dei concetti che penso e che non ho ritenuto necessario riscrivere (per pigrizia?!!).
La vita di tutte le persone è imperniata sull’amore, per un partner, un amico, i genitori, un parente. La parola “amore” può significare tutto e niente, e cominciare dal suo significato letterale non porta a nulla. Allora cominciamo da ciò che ci porta a riflettere sullo stesso, cioè i momenti che ci fanno soffrire. Chi non è mai stato in situazioni in cui “un momento siamo in sintonia con l’amore nel nostro cuore. Ci sentiamo aperti, affettuosi e vicini. Un minuto dopo, senza che neppure ce ne accorgiamo, ci troviamo avviluppati insieme alla persona amata in un conflitto o in un fraintendimento che porta a chiudersi o a comportarsi crudelmente.” Oppure chi non si è mai trovato coinvolto in “improvvisi scoppi emozionali in risposta alla minima impressione di essere stati offesi o maltrattati”. Queste situazioni ci turbano e viene spontaneo domandarsi: “Com’è possibile che due persone che sostengono di amarsi più di chiunque altro al mondo si volgano repentinamente una contro l’altra, reagendo con un’aggressione violenta o con paura quasi fossero i peggiori nemici?”. “La cosa ancor più disorientante è che queste fiammate sono spesso provocate da incidenti banalissimi, come un ritardo di dieci minuti”! Da dove cominciare per capire cosa stiamo vivendo e perché? Vorrei fare prima una premessa, e cioè che ci sia del vero amore tra i due partner. Altrimenti simili reazioni potrebbero trovare giustificazione in un rapporto che non avrebbe mai dovuto instaurarsi.
Bisogna cominciare a ragionare sul singolo e non sulla coppia per capire queste reazioni. Ciascuno di noi si porta dentro dei timori e delle paure riguardo all’amare e all’essere amati. Queste paure possono esser nate in ambito familiare o in esperienze negative. Le nostre prime delusioni hanno creato in noi dei meccanismi di difesa per cui da quel momento in poi le future esperienze saranno tutte filtrate da queste “maschere” e sempre meno naturali, o in linea con il nostro più profondo sentire. A quel punto “non importa quanto profondamente ci possiamo innamorare di qualcuno, di rado superiamo il nostro timore e la nostra diffidenza molto a lungo.” Infatti quanto più una persona ci illumina, ci fa sentire speciali e bene, più le nostre paure si fanno grandi e intense. Con queste problematiche irrisolte non saremo mai in grado di godere appieno dell’amore di una persona e di conseguenza non potremo amare come vorremmo e potremmo. Come procedere?
Innanzitutto due parole su cosa aspettarci dall’amore. Due persone che si amano hanno ciascuno i propri bisogni, i propri sogni e le proprie aspettative. Quindi i momenti gioiosi di pura sintonia non ci potranno essere costantemente, perché ognuno segue inevitabilmente le proprie leggi interiori e non possiamo aspettarci che l’altro sia costantemente in sintonia con noi. “E’ inevitabile perdere sincronia con la persona amata poiché entrambi, in momenti diversi, vogliamo invariabilmente cose diverse – dal partner e dalla vita.” Richiedere che il partner ci capisca sempre è “una richiesta assurda poiché parte dal presupposto che gli altri dovrebbero costantemente adattare il loro modo d’amare in maniera da farlo coincidere con il nostro”. Magari a volte potremmo volere, per paura dell’abbandono, delle certezze e un impegno verbale in più e questo genererebbe in noi una maggiore tranquillità. Ma magari così facendo potremmo mettere sotto pressione il partner che invece si sentirebbe più amato quando gli si viene lasciato più spazio. Pertanto se ci aspettiamo che ci ami esattamente come vogliamo, questo può indurlo a ritrarsi amplificando le nostre paure. Spesso, nonostante tutta la buona volontà, due partner non fanno che amplificare costantemente le proprie paure. E’ nella natura delle cose che in un rapporto a due dopo un avvicinamento ci sia un allontanamento, non è in sé indice di problemi nascosti. Inoltre pensare che l’unica fonte d’amore possa essere il nostro partner può portare gravi problemi. Magari “quando il rapporto non riesce a produrre l’amore ideale che sognamo, immaginiamo che qualche cosa sia andato veramente storto”, niente di più sbagliato. Il vero amore puro può esserci quando ciascuno dei due partner ha “fatto pace” con sé stesso e instaura una relazione in cui i due sanno apprezzarsi e gradire la reciproca compagnia fra le loro differenze e i cambiamenti che stanno attraversando.
Quando le nostre problematiche interne non vengono affrontate e giacciono latenti in noi si crea spesso uno stato d’animo di risentimento in cui negli scoppi di rabbia o frustrazione tutte le nostre paure sono convogliate sulla persona amata. Questo stato d’animo è “assolutamente autolesionista perché non solo ci chiude all’amore ma allontana anche gli altri, che sono l’oggetto delle nostre lamentele”. Per poter migliorare la nostra relazione con il nostro amato e con le persone in generale il primo passo è riconoscere queste paure, tirarle fuori e affrontarle (so che detto così sembra facile). Quando ci capita di scoppiare dovremmo riflettere sul perché dello scoppio, sulle vere motivazioni che lo hanno generato. Dall’altra parte, se subite uno di questi “scoppi” la prima cosa da fare è non prendersela sul personale, perché altrimenti consentiamo all’angoscia e alla tensione provata dal nostro partner ad entrare nel nostro sistema e ad avvelenarlo. “Non prendersela in modo personale quando qualcuno ci offende è un esercizio di profonda compassione, in primo luogo verso noi stessi. Concede un sospiro di sollievo e ci permette di rilassarci e di lasciar perdere momenti in cui il nostro primo impulso sarebbe di raffreddarci o di aggredire.” Sempre si tende a dare per scontate le cose buone e a fissarci su quelle che non va. Cerchiamo di fermarci un attimo e di vedere cosa c’è di buono e di goderne.
Il risentimento oltre che sull’amato viene sempre convogliato su noi stessi. Senza odio per se stessi non ci sarebbe odio per gli altri. Le immagini del “cattivo altro” e del “cattivo sè” sono due facce della stessa medaglia. Questo senso di “non essere abbastanza per gli altri” porta di solito a un cercare di “fare di meglio”. Ma “cercare di andar bene non potrà mai portare a essere sicuri del nostro profondo valore perché questo sforzo presuppone il fatto che non andiamo abbastanza bene e rafforza pertanto l’odio verso noi stessi”. Tutto ciò di solito sfocia in vari comportamenti. Uno classico è “scaricare l’aggressività sugli altri per provare ad alleviare la vergogna o l’odio verso se stessi che vengono fuori nelle relazioni”. Oppure “la gelosia sorge soltanto da una mancanza di fiducia dell’essere amati: in qualche modo la vita ama più gli altri di me. Analogamente l’egocentrismo, l’arroganza e l’orgoglio sono tentativi di renderci importanti o speciali, un trucco per nascondere la mancanza di vero amore verso noi stessi. L’egocentrismo è un modo per tentare di far sì che il mondo ruoti intorno al “me”, per compensare una paura sotterranea di non essere in fondo affatto importante.” Un primo passo per liberarsi di questo risentimento verso se stessi è avere un rapporto sereno e aperto con le esperienze che stiamo facendo, qualunque esse siano. “Permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza può essere un’impresa molto difficile, dal momento che nessuno ci ha mai insegnato come relazionarci in modo sincero e diretto con ciò che proviamo. Al contrario la saggezza convenzionale della nostra cultura prevede: se sei depresso o ansioso, prendi una pillola, va’ in palestra o accendi la televisione, perché l’unica soluzione ai sentimenti negativi è di allontanarsene”. “Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete” e “non rifiutate niente di ciò che state sperimentando”. La chiave di tutto sta nell’essere aperti e obiettivi con sè stessi, senza giudizi. E’ un’impresa titanica “affrontarsi” da soli, ma se abbiamo vicino una persona che ci vuole bene, che ci ama, parlando con lei potremo avventurarci nelle nostre profondità come mai fatto prima (in fondo uno psicologo chi è se non una persona così?mettendoci il denaro della sua parcella oraria rispetto all’amore!). “I momenti in cui si dice la nuda verità svelano la bellezza del vostro partner e vi fanno improvvisamente entrare di nuovo in contatto con il motivo per cui vi siete innamorati di questa persona all’inizio”.
Tutto questo è generato dal nostro istintivo desiderio di amore. Questo desiderio è fondamentale, ma se mal vissuto può generare anch’esso molti problemi. Innanzitutto “lasciare che gli altri vedano quanto vogliamo il loro amore significa far cadere le nostre difese e denudare la nostra anima”, quindi rappresenta di per se stesso un tasto molto sensibile. Un fatto fondamentale è non fissarci sulla persona amata come unica fonte del desiderio (come già detto). “Il desiderio diventa opprimente solo quando si attacca o si incolla a un oggetto che noi immaginiamo di dover avere per stare bene”. E “dopotutto non abbiamo mai molto controllo su nessuna delle cose importanti della vita, men che meno sulle altre persone”. “Così quando il nostro desiderio si attacca ad altre persone e a ciò che fanno, siamo alla loro mercé: il nostro stato emotivo diventa soggetto ai loro capricci. Ci sentiamo indifesi e la mente si arrovella in modo febbrile provando a immaginare come fare per ottenere da loro ciò di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo fissarci su un’altra persona ci tira fuori da noi stessi e distrugge le nostre connessioni con la nostra base e il nostro centro vitale. Dal momento che questo genera intensi sentimenti di debolezza e impotenza, non sorprende che molte persone finiscano per mettere una pietra sopra al loro desiderio e insieme al loro bisogno”.
Una volta superate queste problematiche (comuni a qualunque essere umano), “possiamo vedere la nostra relazione sotto una luce nuova: come un terreno di lavoro e di gioco che ci dà l’opportunità di crescere e trasformarci influenzandoci reciprocamente”. “La consapevolezza della rispettiva vulnerabilità riguardo all’amare e all’essere amati aiuta una relazione a diventare più profonda, più intima e con maggiori capacità di ripresa.”
References
- Amore Perfetto, relazioni imperfette, di John Welwood, Feltrinelli 2007
- me stesso e le mie esperienze